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Primavera!

… metti un cielo terso, che era un pezzo che non ne vedevi uno … mettici un po’ di sole, appena appena più forte del solito … la temperatura che sale addirittura sopra i dieci gradi …  i fiori, che ieri potevi contarli e oggi sono una distesa di campanule che spuntano dappertutto … Utrecht, i suoi canali,  i viottoli  sconnessi, le vetrine dei negozi … uno spettacolo.

A presto!

Da un articolo di Micromega, a firma di Gaia Benzi,

Ogni tanto si parla di fascismo, di democrazia in pericolo e di regime. Ogni tanto si teme e si paventa questo o quello, ci si interroga sul futuro dei propri diritti, si aspetta il giorno in cui la “voce contro” finirà in galera. Come la sera del quattordici aprile: le mie amiche mi guardavano basita, affacciate alla finestra e in attesa di chissà quale strano evento, quale assurda epifania. Nulla di tutto ciò accadde, ovviamente: le strade rimasero uguali, la brezza la stessa, il sibilare macchinoso dei tram continuò a conquistarsi quel poco di silenzio che resta a una città.
E così oggi, in questa farsa di democrazia – che, a mio parere, monca lo è sempre stata -, tutto sembra tale a ieri; eppure tutto peggiora, giorno dopo giorno. La repressione è subdola, è culturale, è indotta anche in chi, razionalmente, se ne tira fuori. Non ha né un volto né un mandante, non si sporca mai le mani, non lascia tracce evidenti né indizi che la inchiodino come assassina.
E’ un clima. Una sorta di nuovo vizio nazionale. Quando la censura era uno scandalo, ci si guardava bene dal praticarla apertamente; la si lasciava a loro, a quelli di destra, a quelli che, tanto, non se n’erano mai vergognati. Oggi no; oggi è un’arma politica come le altre, uno stratagemma che può sempre tornare utile qualora il silenzio mediatico, le forze dell’ordine e l’indifferenza generale non bastino più [...]

Il resto dell’ articolo lo trovate qui! Meditate, meditate…

U.S.A.

Ci scusiamo con i lettori per l’interruzione del servizio. Due mesi di latitanza non sono pochi ma tra un viaggetto e un trasloco il blog è passato temporaneamente in secondo piano. Oggi ci riproviamo, con la testa (e lo stomaco) in fase quasi-post-vacanza, come dire un po’ appesantito ma con una certa voglia di ricominciare.

Cominciamo dall’America … la prima volta in America non si scorda mai, o no?

Per me il grande giorno è arrivato in Novembre, destinazione Texas! Partenza con due ore di ritardo da Francoforte e corsa a Chicago per non perdere la coincidenza … che ti lascia a piedi proprio mentre ti illudi di farcela.Chicago Tutto nella migliore tradizione, comprese bestemmie al desk per il rimborso e notte in hotel a quaranta chilometri dalla civiltà. Fuori ci sono -6 gradi con tanti saluti al sospirato sole Texano. Mancava all’appello solo l’omino del “No Alpitur? Ahiahiahiahihai!”, ma chi si accontenta … si gode per qualche ora una delle “down town” più famose d’America con tanto di micro passeggiata sul lago Michigan!

Conclusa la parentesi in Illinois, il Texas ci accoglie con abbondanti distese di nulla, intercalate da accenni di vita umana lungo la strada tra l’aeroporto e Austin. Una sensazione di dejà vu diffusa mi stupisce: chissà perché mi aspettavo di trovare qualcosa di nuovo nella cultura americana di massa, qualcosa di inedito … e invece sembra di stare sul set della serie texana per eccellenza, Walker Texas Ranger. Un centro fatto di grattacieli, uffici e banche, una periferia appena dietro l’angolo fatta di  casette di legno con il cancelletto squallido e poi i pick-up, le stazioni di servizio minuscole la gente che cammina per strada bevendo LITRI di BUON caffè.

Chiacchierando con la barista dell’hotel, scopro che mi è andata pure bene. Austin, sembra essere infatti la città più bella dello stato oltre che la sua capitale. Città della musica dal vivo, centro universitario vivace da 50,000 studenti, si dice sia famosa per le colonie di pipistrelli che vivono presso il Congress Avenue Bridge. Alla faccia della crisi economica americana qui è tutto un cantiere, grattacieli che salgono, gru collocate al ventesimo piano, voragini aperte nel terreno per nuovi parcheggi. Una sorta di scacchiera disordinata in cui manchino alcuni pezzi, un tessuto urbano caratterizzato dalla netta discontinuità tra tradizione e modernità.

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Ne è esempio la sesta strada, il quartiere dei pub e della musica dal vivo per eccellenza. Edifici bassi e fumosi che si susseguono, ciascuno con la propria musica, nel mezzo un serpentone di gente. I barboni che incontri un po’ dappertutto, specie dopo il tramonto, ti ricordano che una crisi sociale esiste eccome, ma è come se anche loro facessero parte del clima, allegramente decadente, del quartiere.  E’ inutile dire che questa sia la zona più interessante della città seguita forse dal quartiere universitario. Piccoli negozietti, impianti sportivi e soprattutto un mare di studenti che mi ricorda molto un lunedì di primavera, in tarda mattinata, a Padova.
A giudicare dalla disposizione degli edifici, si direbbe che qui si disputi una silenziosa guerra tra cultura laica, religione e misticismo. Al centro del quartiere sorge infatti la torre centrale dell’università del Texas che  si propone di ” [...] transform lives for the benefit of society “. Cinquanta metri sulla sinistra gli fa eco un tempio di Scientology mentre sulla destra un nutrito numero di chiese più o meno cristiane (e tutte diverse) offrono le loro verità agli sventurati studenti. Cercate maggiore concretezza? L’ ufficio di reclutamento dell’esercito,  sempre a due passi dal campus, è pronto ad offrirvi un’ ottima alternativa!

Insomma cose “turche” … anzi “americane”!

See ya!

PS:  Quasi dimenticavo… Austin si fa notare anche per un altro animale che gira indisturbato nel campus dell’università. Sembra sia piuttosto fotogenico!

Scoiattolo a Austin

News, links and posts…

Nel primo lunedì’ veramente autunnale dell’anno, mi arrivano un paio di link che condivido volentieri con voi … come dire, “Repetita Iuvant”.

Il primo e’ la lettera di Roberto Saviano pubblicata da Repubblica il 22 settembre. E’ un testo che si commenta da solo, prendetevi 5 minuti e leggetelo.

Il secondo riguarda la recente campagna pubblicitaria della chiesa cattolica circa l’otto per mille … utile per chi sceglie ma soprattutto per chi non esprime una scelta circa la destinazione di quei soldi.
Aggiungo che il link rimanda ad un blog “Viaggio nel Silenzio” centrato sul tema della pedofilia nel clero. Un blog molto interessante che vi invito a visitare.

Buona settimana!

Format Politico

Un bel articolo sulla Repubblica, segnalatomi dal “Doctor B.”,  e’ quasi un evento al giorno d’oggi tanto da meritare una nota sul blog. Cosa ne pensate? Questa volta lascero’ che siate Voi a commentare per primi e postero’ il mio commento alla fine…speriamo non sia l’unico!

Scrivete, Carissimi|e scrivete!

Buen Camino!

La macchina passa sulla strada ad alta velocita’. Poco prima dell’incrocio rallenta piu’ del necessario, si sente un suono di clacson, il finestrino si abbassa e una signora di mezz’eta’ agita la mano pronunciando parole indistinte.

Dall’altra parte, a lato della strada, un gruppetto di pellegrini carichi dei propri zaini, sudati e sorridenti agitano a loro volta le mani e ringraziano. Nessuno ha sentito le parole dell’altro ma e’ un saluto vecchio di secoli, Buen Camino,  forse tra le poche parole conosciute da tutti gli stranieri senza eccezione. Ci sono Americani, Australiani e perfino Cinesi! La domandona (“Che cosa ci fai QUI?”) sorge spontanea ma resta sostanzialmente senza risposta.

Ne ho una migliore…Che ci faccio IO qui? Sono passati solo 2 giorni dal mio arrivo in Spagna, nella bella cittadina di Burgos, ma l’inizio non e’ stato proprio esaltante.  Nonostante abbia saltato i primi 300 km (mica c’ho un mese di ferie!) evitando la traversata dei Pirenei e della Navarra, l’approcio alle mesetas non e’ stato dei piu’ facili…
Ma che cos’e’ una Meseta? In teoria si tratta di un altopiano piatto, non molto alto, tipico della regione centrale della Spagna. .. niente di piu’ falso! Le mesetas che avrei percorso per quasi una settimana somigliavano di piu’ ad un oceano, un oceano di grano da poco tagliato che si perde all’orizzonte, interrotto solamente da qualche avvallamento o da pochi alberi. In mezzo al grano, da qualche parte, corrono piccole mulattiere grigie, strade perfettamente diritte per chilometri; ogni tanto un incrocio, un  cartello con un viandante disegnato e una freccia … niente di piu’.
Il paragone con l’oceano descrive molto bene, a mio avviso, anche la sensazione di smarrimento che si prova durante il percorso. Alcuni accelerano il passo e raccontano della frustrazione che si prova nel non vedere la meta, altri sostengono che si debba perdere la cognizione del   tempo e dello spazio per arrivare senza fatica … Perdersi per arrivare, idea interessante vero? … Sarà ma ad un certo punto bestemmio …
Ebbene in questo contesto prima o poi la domanda salta fuori, si cercano motivazioni che magari, ahimé, non ci sono: niente religione, niente desideri da esprimere per improbabili stelle cadenti, insomma…niente aspettative!
Fortunatamente la ricchezza di ogni cammino non sta solo nel percorso, ma anche (soprattutto?) nella gente che incontri, nel caso che mette insieme persone diverse, le mescola, le divide, le fa rincontrare dove  non te lo aspetti. Vite che si incrociano per un attimo, durante il quale condividono tutto o quasi. Non è la prima volta che mi capita, lo ammetto, ma lo stupore rimane quando penso che alcuni di questi improvvisati compagni di viaggio mi hanno conosciuto meglio di tanti “amici” di vecchia data. E la cosa non mi dispiace , “… On ne connaît que les choses que l’on apprivoise, dit le renard …”

Il luogo di incontro per eccellenza dei pellegrini sono i paesetti; più sono sperduti meglio è! A Foncebadon trovo un gruppo di hyppies con le orecchie da elfo (!!!) che gestisce uno degli alberque del villaggio. Capello lungo, abiti colorati, sorriso stile “take it easy”, non si può sbagliare … Di fronte a loro un cane (un contenitore di pulci…come avrei scoperto a mie spese!) sbadiglia in mezzo alla strada. Tutto intorno sono solo case di pietra diroccate, vestiti stesi al sole, alberi di mali fioriti. Poteva non essere amore a prima vista? In posti come questi, decadenti, affascinanti, fuori dal tempo incontri gente che non si spiega altrove, i “pellegrini” appunto.

Mistici, bigotti, credenti, curiosi o new-age, ce n’è per tutti i gusti. Contrariamente alle mie aspettative la maggior parte viaggia in solitaria. Alcuni si riuniranno in gruppetti, altri cercano l’isolamento, talvolta in modo ostinato. Ho discusso a lungo e con molte persone circa questa scelta: non capivo come si potesse restare per giornate intere volontariamente da soli, in silenzio. La spiegazione unanime è stata la necessità di solitudine, il bisogno di metter in ordine le idee, la ricerca della propria anima … La mia faccia poco convinta suscita a sua volta qualche perplessità … ma il Camino è un’ esperienza individuale, ci vedi quello che vuoi e a volte trovi più di quello che ti aspetti.

Me lo spiega con una punta di commozione Erique di Montpellier, partito da Le Puy, alla bella età di 65 anni, per una “passeggiata” di una settimana. La scoperta di una profonda sensazione di libertà, di una nuova vitalità lo hanno fatto continuare fin qui. Mentre mi racconta dei piccoli “miracoli” che accadono lungo il cammino, gli occhi gli brillano come quelli di un bambino. Erique non è affatto un caso unico.  Qualche giorno piu’ tardi incontro due gentlemen inglesi, 52 e 56 anni, circa 2600 km percorsi a piedi da Birmingham fino a Santiago. Quando li ho visti  l’ultima volta, a Santiago, erano stati raggiunti dalle rispettive mogli dopo 4 mesi di assenza … sembravano felici come due coppie di sposini, una gioia che non si misura a parole .

A sentire tutti questi “Super Tramp” in pensione, un po’ mi deprimo; tuttavia a parte le eccezioni, il  cammino di Santiago è  decisamente “il cammino delle persone comuni”.  A queste ultime, che sono troppe per trovare spazio in un solo post, dedico un abbraccio sincero e un augurio: Buen Camino!

Back from Holidays!

Eccomi tornato a scrivere su questo spazio…non vedevate l’ora è? Manzoni aveva 25 lettori e pure se ne lamentava…io non arrivo a 10 ma mi sento un po’ in colpa per non aver più curato questo blog come si deve…pazienza! Per rimediare riporterò nei prossimi giorni una serie di post sul mio ultimo piccolo viaggio,  da “pellegrino,” lungo la “Rotta Giacobea” .

Il Cammino di Santiago, celebrato nell’omonimo libro di Coelho, è una “passeggiata” di 740 km con partenza da Saint Jean Pied de Port, chiamata anche “Via Francigena” perché collegata alle tante rotte che attraversavano la Francia e più in generale, l’Europa cristiana del Medioevo. Chi mi conosce bene potrebbe essere sorpreso che mi interessi a simili esperienze a metà tra il misticismo religioso e la ricerca spirituale stile new age. In realtà un viaggio itinerante attraverso il nord della Spagna mi attirava decisamente. Venti giorni immerso nella natura di un paese che conoscevo solo attraverso gli amici, lungo un percorso intriso di storia, arte e cultura  mi sembravano un modo ideale per spendere le vacanze.

E così è stato.

Certo non si è trattato esattamente del solito turismo da spiaggia…se non altro per la temperatura che toccava anche i 6° il mattino prima dell’ alba. Per raggiungere i 30° dopo le 15 del pomeriggio…Giornata tipo? Il teribbile pellegrino, vestito rigorosamente di “Quechua” , si alza tra le cinque e le sei del mattino, per lanciarsi in notturna su un sentiero cercando una freccia gialla che indichi la strada. Spesso queste frecce sono poste in luoghi improbabili e di dimensioni minuscole, costringendo lo sventurato armato di pila (atomica) a ricerche affannose…fino all’alba.

Trovo che l’alba sia sempre affascinante, anche più del tramonto, forse perché la vediamo meno spesso , forse perché è la luce a riempire il cielo, chissà? Il pellegrino saluta l’alba con un sorriso, di lì a poco si potrà godere del panorama offerto dai campi di grano, dalle colline, del bosco.

Alba sulle Mesetas

Si prosegue fino al primo villaggio sperduto, colazione MOLTO abbondante e poi via! Arrivato a destinazione il Nostro si getterà sotto una doccia (forse|quasi) calda, laverà i vestiti e poi si doperà…Eh si avete capito bene! Dentro camerate che possono contenere anche 100 letti, si vedono pellegrini con un piccolo ospedale da campo…cerotti per vesciche, fasciature per ginocchia, fasce contro la  tendinite, antinfiammatori di ogni tipo e il mitico Voltaren, il padre di tutti i doping del Cammino. Terminate le operazioni di routine scatta la corsa alla tienda (mini-mini-market) e alla cucina (mille piastre, una sola pentola a disposizione) per la cena. L’alternativa è il menu del pellegrino, propinato con poche variazioni in tutti i  ristoranti e le osterie da Roncisvalle a Santiago. Ore 22 il coprifuoco! Le luci si spengono e i pochi ancora in piedi collassano sul letto fino al mattino dopo…Che culo vero?!
Tutto qua? Certamente no! Il cammino è un’esperienza individuale di cui la parte “standard” rappresenta la porzione meno interessante. E’ per questo che nel prossimo post parlerò brevemente del Mio Cammino…Hasta luego!

Silenzi

Silenzio…eh si’…basta poco…le vacanze, un po’ di pigrizia la connessione a internet che salta per 3 settimane ed ecco il blog mi va a puttane! Ma non e’ di questo che volevo parlare…eh no…saranno le mail? Non mando una mail agli amici da un pezzo…non che manchino le occasioni…ma gli impegni, un po’ di pigrizia, le ferie (degli altri), la distanza che si fa sentire…succede…ma non volevo parlare nemmeno di questo.

Ultimamente, dalle mie parti, si muore. Si muore un po’ cosi’, dall’oggi al domani, si muore senza preavviso…si muore giovani.

Tre episodi in meno di tre mesi…tre persone che non conoscevo o conoscevo poco, se non attraverso gli amici. Parenti o amici intimi delle persone scomparse.

Non so esattamente cosa mi abbia colpito, forse la rapida successione degli eventi, forse la dinamica del caso, forse il freddo stupore di chi resta senza un parente senza quasi avere il tempo di accorgersene. Uno stupore che lascia senza parole, che riesce a superare persino il dolore di una perdita che la mente non accetta ancora.

Non si puo’ dire nulla circa queste tragedie senza essere superficiali, fatalisti oppure cinici. Resta solo un pesante silenzio, che non riempie vuoti, ne’ avvicina le persone.

Invidio chi riesce a rompere un silenzio cosi’. Se conoscessi qualcuno che avesse questo dono lo inviterei a continuare questo post.

Io temo di dovermi fermare qui.

12 giugno 2008. “Repubblica”, sezione “Politica”. Ci passavo per caso, cercavo distrattamente una pseudo-notizia che valesse la pena di essere letta … e chi incontro? Lui, il grande protagonista della defunta sinistra italiana, niente popò di meno che Fausto Bertinotti! Titolo del capolavoro: “Le Ragioni della Sconfitta“.
La curiosità e un sorriso affiorano insieme … come dire, se non le sai tu le ragioni chi altri? Un secondo più tardi il sorriso spariva di fronte al fiume di parole che riempivano lo schermo. Alla fine, stampato su pdf, l’articolo occuperà sedici pagine … ma la curiosità è una brutta bestia e l’ignoranza pure, così la lettura ha inizio.

Dalla prima all’ultima riga con qualche salto, un numero imprecisato di sbuffi e sbadigli, qualche appunto.

Il Compagno Bertinotti comincia dall’attualità, la nuova destra, il cosiddetto “regime leggero”, la latitanza di una opposizione forte. Un piccolo appunto sull’uso della xenofobia come strumento del regime rende l’introduzione interessante, ma è solo un attimo; si passa alle ragioni del crollo della sinistra, apparentemente previsto con un anno di anticipo. La “catastrofe” passa attraverso il rapporto con il governo Prodi da un lato e i movimenti sindacali dall’altro. Ancora un accenno rapidissimo all’antipolitica per poi guardare al passato e alle linee guida del partito. E’ il momento delle critiche, poche e vaghe. Si parla di mancanza di nuove idee, di radicalismo borghese, di cultura mercificata, di eredità politica mancante, di una evoluzione del partito solo parzialmente riuscita. Il capitale spunta un po’ dappertutto, così come i riferimenti al passato glorioso.
La conclusione? Mah, difficile dirlo … si auspica un dialogo critico … Napolitano non avrebbe saputo dire di meglio.

Che dire? ma soprattutto … A chi dirlo? Se il buon Fausto si fosse posto questa domanda forse si sarebbe dato anche una risposta e magari avrebbe condensato un mucchio di niente in una manciata di parole accessibili al suo ex-elettorato, gente che per lo più non ha letto Marx, che non è interessata alle questioni storiche del comunismo e dintorni, che sopravvive alla cosiddetta “modernizzazione senza modernità“. Che ci vuoi fare Fausto?, il precario e il disoccupato, non dedicano molto tempo alle dotte letture e magari avrebbero gradito di più una assunzione di responsabilità netta, senza appello, degna di un leader che sa pagare il prezzo della propria sconfitta.

Al nostro leader Maximo si deve riconoscere almeno il quesito circa l’evoluzione dell’identità del partito e dell’ideale comunista. Non che dia una risposta, per carità, ma si può cogliere tra le (molte) righe quale sia il punto centrale dell’intera questione. Il comunismo che perda il contatto con la società (che ovvietà!) non serve a nessuno. Non lo vuole nessuno. Resta un mistero nell’articolo come mai si sia prodotta questa lacerazione, le ragioni dell’impossibilità di “orizzontalizzare” la struttura del partito, la disgregazione dei sindacati, le responsabilità di chi ha impedito o fallito la ridefinizione dell’identità politica di Rifondazione Comunista. Ridicola, se non grottesca, la parentesi in cui si definisce autocritica “una brutta parola”.
Manca del tutto o quasi anche un’ analisi sulla possibilità di essere contemporaneamente “Un partito di lotta e di governo”. La critica, se così si può chiamare, riguarda piuttosto il governo Prodi che non ha dato prova di “permeabilità”.
Ciò che stupisce, a mio avviso, è l’ingenuità di fondo di questa lunga riflessione. Se esiste un problema di rappresentanza dell’elettorato , se si deve colmare una distanza con alcuni dei gruppi sociali legati al partito, come può l’autore ignorare che è l’elettorato il destinatario dell’articolo e non una ristretta comunità intellettuale capace di seguire le numerose citazioni, i latinismi, i rimandi storici? Quale impatto può avere una farraginosa critica al partito, alla politica e alla società quando sia involuta, prolissa nella forma e lacunosa nei contenuti? Non è forse essa stessa parte di quella “eredità politica mancante” a cui l’articolo si riferisce?
Ecco che Bertinotti finisce per essere involontariamente comico. Nel tentativo di risolvere il problema egli dimostra di esserne parte, quella parte del partito che deve essere rinnovata per poter nuovamente avere un ruolo determinante nel paese.

Oggi ho letto un bell’articolo, di quelli scritti con l’intenzione di far capire al popolo ignorante i meandri della legge italiana. Con semplicità, completezza e perfino una certa ironia. Si tratta di un commento di Bruno Tinti, autore di “Toghe Rotte”, circa il nuovo paccheto sulla sicurezza proposto dal governo.

In estrema sintesi l’articolo mostra come il “reato” di immigrazione clandestina non abbia una reale efficacia sul controllo dell’immigrazione in Italia. Il numero degli immigrati è tale da non poter essere gestito dalla giustizia ordinaria, sia per mancanza di personale, sia per le falle della stessa legge. I trucchi per aggirarla appaiono talmente semplici da annullare quasi completamente la possibilità del carcere per l’arrestato. Ignorare un ordine di espulsione resterà (lo è già) una consuetudine per migliaia di persone che non hanno vinto la “lotteria” dei permessi di soggiorno.
Se il testo provvisorio pubblicato dovesse essere approvato il reato riguarderebbe solo chi attraversi il confine illegalmente, senza alcun effetto retroattivo per chi già si trova in italia. La domandona sorge spontanea: ma se becchi un immigrato senza permesso, come fai a stabilire quando è entrato in italia, a meno di coglierlo in flagrante???

Al di là dei dettagli tecnici, l’impressione è che si inaspriscano le conseguenze della legge per non applicarla mai, o peggio, per farne un uso soggettivo e discriminatorio. Una dinamica già vista in occasione della legge sul consumo di droga che equiparava droghe “leggere” e “pesanti”.

Riporto di seguito un breve (si lo so, non sembra breve ma è brevissimo!) brano tratto dal testo linkato all’inizio del post:

[...] Dove proprio piombiamo in un incubo è quando leggiamo della nuova arma decisiva per la lotta all’immigrazione clandestina, dello strumento che risolleverà le patrie sorti e libererà l’Italia dalla piaga endemica dei clandestini: il nuovo reato di immigrazione clandestina, punito da 6 mesi a 4 anni.

Per capire bene in che pasticcio ci stiamo cacciando, andiamo per ordine.

Chi dunque è immigrato clandestinamente in Italia, secondo i nostri Solone (trattasi di un celebre legislatore dell’antichità) commette reato.

Ogni reato deve essere denunciato e l’autore di esso deve essere processato. Quindi diventa imputato.

Come ogni imputato, anche questo, che da adesso chiamiamo Alì Ben Mohamed deve essere iscritto nel registro degli indagati (tempo medio – di un segretario bravo – minuti 5)
Alì Ben Mohamed in verità è anche detenuto perché Solone ha pensato di prevedere che l’immigrato clandestino deve essere obbligatoriamente arrestato.

Siccome Solone ha anche pensato che Alì Ben Mohamed deve essere giudicato con rito direttissimo, nelle 48 ore il nostro viene portato in Tribunale.

Questo significa che:

1) Il PM deve preparare una richiesta di giudizio con rito direttissimo (tempo medio minuti 5 – il provvedimento presumibilmente sarà preparato una volta per tutte e dovrà solo essere completato con le generalità di Alì Ben Mohamed e qualche altro dato variabile).

2) Bisogna anche annotare la cosa nel registro generale informatico (tempo medio minuti 1)

3) Poi questa richiesta deve essere trasmessa al Tribunale che dovrà annotarla anche lui nel registro informatico (tempo medio minuti 1) e predisporre l’udienza.

4) Nel frattempo il PM non ha finito: deve ordinare alla scorta di portare Alì Ben Mohamed in Tribunale per domani o dopodomani: tempo medio minuti 1, si fa tutto via fax.

5) Deve ancora citare un interprete per il processo perché Alì Ben Mohamed non parla l’italiano o comunque dice di non parlarlo e tu non puoi provare il contrario (tempo medio minuti 1)

6) Naturalmente l’interprete deve essere pagato e ciò richiede una serie di incombenti amministrativi (diciamo tempo medio minuti 5)

7) infine il Pm deve citare i testimoni (sarebbe il poliziotto che ha beccato il clandestino) altro provvedimento, altro fax, tempo medio minuti 1. Magari il poliziotto ha appena finito il turno oppure è di turno in un altro posto; ma deve venire apposta in Tribunale per dire che in effetti lui ha beccato il clandestino e che questo non aveva il permesso di soggiorno. Deve venire per forza perché il suo rapporto, quello che aveva scritto allora e che racconta come si sono svolte le cose, non può essere dato al giudice se l’avvocato difensore si oppone; e, per la verità, se l’avvocato difensore non si opponesse non farebbe il suo dovere, che consiste, tra l’altro, nel far durare il processo più a lungo possibile per tardare il momento della sentenza e per arrivare alla prescrizione.

Se Alì Ben Mohamed viene portato in Tribunale, se l’interprete viene, se il poliziotto viene, il processo si fa (tempo medio ore 1): si interroga il teste, PM e difensore parlano un po’ e spiegano perché l’imputato deve essere condannato e prosciolto, il giudice si ritira e poi ritorna e legge la sentenza. Prevedibilmente sarà di condanna e la tariffa si attesterà sul minimo (succede sempre così) 6 mesi, meno le attenuanti generiche, mesi 4; magari la pena sarà anche convertita in pena pecuniara, 38 euro al giorno per 120 giorni, uguale 4560 euro.

Poi però il giudice deve ancora scrivere la sentenza (tempo medio mezz’ora, anche qui è prevedibile un modello prestampato) .

Insomma, per fare tutto questo hanno lavorato 1 PM, 1 giudice, due segretari (uno del PM e uno del giudice) 1 cancelliere per l’udienza, un numero variabile di poliziotti (chi lo ha arrestato, chi ha fatto il rapporto, chi lo ha portato in carcere etc.), la Polizia penitenziaria della scorta, 1 interprete e 1 funzionario amministrativo che gli ha liquidato il compenso che gli tocca. Tempo medio complessivo (senza considerare il lavoro di poliziotti & C) ore 2. [...]

Tutto questo scenario, secondo il Solone di adesso, dovrebbe essere moltiplicato per 650.000. Magari 650.000 proprio no, forse 500.000, forse 400.000. Chi lo sa? [...]

Dura Lex sed Lex!

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