La macchina passa sulla strada ad alta velocita’. Poco prima dell’incrocio rallenta piu’ del necessario, si sente un suono di clacson, il finestrino si abbassa e una signora di mezz’eta’ agita la mano pronunciando parole indistinte.
Dall’altra parte, a lato della strada, un gruppetto di pellegrini carichi dei propri zaini, sudati e sorridenti agitano a loro volta le mani e ringraziano. Nessuno ha sentito le parole dell’altro ma e’ un saluto vecchio di secoli, Buen Camino, forse tra le poche parole conosciute da tutti gli stranieri senza eccezione. Ci sono Americani, Australiani e perfino Cinesi! La domandona (“Che cosa ci fai QUI?”) sorge spontanea ma resta sostanzialmente senza risposta.
Ne ho una migliore…Che ci faccio IO qui? Sono passati solo 2 giorni dal mio arrivo in Spagna, nella bella cittadina di Burgos, ma l’inizio non e’ stato proprio esaltante. Nonostante abbia saltato i primi 300 km (mica c’ho un mese di ferie!) evitando la traversata dei Pirenei e della Navarra, l’approcio alle mesetas non e’ stato dei piu’ facili…
Ma che cos’e’ una Meseta? In teoria si tratta di un altopiano piatto, non molto alto, tipico della regione centrale della Spagna. .. niente di piu’ falso! Le mesetas che avrei percorso per quasi una settimana somigliavano di piu’ ad un oceano, un oceano di grano da poco tagliato che si perde all’orizzonte, interrotto solamente da qualche avvallamento o da pochi alberi. In mezzo al grano, da qualche parte, corrono piccole mulattiere grigie, strade perfettamente diritte per chilometri; ogni tanto un incrocio, un cartello con un viandante disegnato e una freccia … niente di piu’.
Il paragone con l’oceano descrive molto bene, a mio avviso, anche la sensazione di smarrimento che si prova durante il percorso. Alcuni accelerano il passo e raccontano della frustrazione che si prova nel non vedere la meta, altri sostengono che si debba perdere la cognizione del tempo e dello spazio per arrivare senza fatica … Perdersi per arrivare, idea interessante vero? … Sarà ma ad un certo punto bestemmio …
Ebbene in questo contesto prima o poi la domanda salta fuori, si cercano motivazioni che magari, ahimé, non ci sono: niente religione, niente desideri da esprimere per improbabili stelle cadenti, insomma…niente aspettative!
Fortunatamente la ricchezza di ogni cammino non sta solo nel percorso, ma anche (soprattutto?) nella gente che incontri, nel caso che mette insieme persone diverse, le mescola, le divide, le fa rincontrare dove non te lo aspetti. Vite che si incrociano per un attimo, durante il quale condividono tutto o quasi. Non è la prima volta che mi capita, lo ammetto, ma lo stupore rimane quando penso che alcuni di questi improvvisati compagni di viaggio mi hanno conosciuto meglio di tanti “amici” di vecchia data. E la cosa non mi dispiace , “… On ne connaît que les choses que l’on apprivoise, dit le renard …”
Il luogo di incontro per eccellenza dei pellegrini sono i paesetti; più sono sperduti meglio è! A Foncebadon trovo un gruppo di hyppies con le orecchie da elfo (!!!) che gestisce uno degli alberque del villaggio. Capello lungo, abiti colorati, sorriso stile “take it easy”, non si può sbagliare … Di fronte a loro un cane (un contenitore di pulci…come avrei scoperto a mie spese!) sbadiglia in mezzo alla strada. Tutto intorno sono solo case di pietra diroccate, vestiti stesi al sole, alberi di mali fioriti. Poteva non essere amore a prima vista? In posti come questi, decadenti, affascinanti, fuori dal tempo incontri gente che non si spiega altrove, i “pellegrini” appunto.
Mistici, bigotti, credenti, curiosi o new-age, ce n’è per tutti i gusti. Contrariamente alle mie aspettative la maggior parte viaggia in solitaria. Alcuni si riuniranno in gruppetti, altri cercano l’isolamento, talvolta in modo ostinato. Ho discusso a lungo e con molte persone circa questa scelta: non capivo come si potesse restare per giornate intere volontariamente da soli, in silenzio. La spiegazione unanime è stata la necessità di solitudine, il bisogno di metter in ordine le idee, la ricerca della propria anima … La mia faccia poco convinta suscita a sua volta qualche perplessità … ma il Camino è un’ esperienza individuale, ci vedi quello che vuoi e a volte trovi più di quello che ti aspetti.
Me lo spiega con una punta di commozione Erique di Montpellier, partito da Le Puy, alla bella età di 65 anni, per una “passeggiata” di una settimana. La scoperta di una profonda sensazione di libertà, di una nuova vitalità lo hanno fatto continuare fin qui. Mentre mi racconta dei piccoli “miracoli” che accadono lungo il cammino, gli occhi gli brillano come quelli di un bambino. Erique non è affatto un caso unico. Qualche giorno piu’ tardi incontro due gentlemen inglesi, 52 e 56 anni, circa 2600 km percorsi a piedi da Birmingham fino a Santiago. Quando li ho visti l’ultima volta, a Santiago, erano stati raggiunti dalle rispettive mogli dopo 4 mesi di assenza … sembravano felici come due coppie di sposini, una gioia che non si misura a parole .
A sentire tutti questi “Super Tramp” in pensione, un po’ mi deprimo; tuttavia a parte le eccezioni, il cammino di Santiago è decisamente “il cammino delle persone comuni”. A queste ultime, che sono troppe per trovare spazio in un solo post, dedico un abbraccio sincero e un augurio: Buen Camino!